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Lui & Lei

Vita Da Single 2 – L’indole nascosta di Rosy


di animatrav
13.11.2025    |    1.380    |    0 9.0
"Da quel giorno pianificammo risvegli alle due, alle tre di notte per fare l’amore anche senza stare vicini, e a lei non pesava affatto..."
Alla casa al mare portai anche Rosy, ma solo qualche tempo dopo averla incontrata.
Come era successo con Nicol, anche lei l’avevo conosciuta in una chat dove entrambi cercavamo l’amore della nostra vita.
All’inizio sembrava poco coinvolta, mostrandosi in un’apatia schiva che non mi convinceva. Ciò che volgeva a suo favore, era il fatto che non avesse remore a mostrarsi in foto. E dopo aver compreso che avesse un fascino sobrio, fuori dai soliti canoni, con una silhouette che qualsiasi altra donna le avrebbe invidiato, l’acconciatura di un caschetto sbarazzino che si sposava bene con l’occhiale stondato e i meravigliosi occhi verdi, decisi che non mi sarei fatto mettere all’angolo dalle sue strane lune. Tuttavia dovette passare molto tempo prima che riuscissimo a incontrarci.

Il giorno prefissato, dopo un’attesa fatta di settimane di scambio di sms, per l’emozione dovuta al fatto che di lì a poco ci saremmo finalmente visti dal vivo, iniziammo a porci domande di tutti i tipi. Fu proprio allora che, poco prima di mettermi in viaggio per andare da lei, fece qualcosa che mi sorprese. Non fu per la risposta che mi diede quando alla domanda: “Che taglia di reggiseno porti?”, rispose con un MMS in cui c’erano entrambi i seni che troneggiavano in un primo piano a mezzo busto, quanto al fatto che alla sua domanda: “Come sei messo intimamente?”, e la mia vaga risposta in cui mi descrivevo in modo sommaria, aveva preteso una foto completamente nudo. Avendo intrapreso una chat per la ricerca di un amore, quel fuori programma mi aveva disorientato. Tuttavia, anche se con un po’ di imbarazzo, assecondai la sua richiesta.

Feci il viaggio con in testa i suoi meravigliosi occhi e i seni corposi che spiccavano sul corpo snello e sinuoso, illudendomi che con tutta probabilità si sarebbe presentata al top, visto che amava gli abiti e aveva una cura particolare nel vestire. Al contrario di tutte le aspettative all’appuntamento indossava un dolcevita a collo alto, un cardigan e paio di jeans. Non appena salì in auto, mi indicò il percorso che ci portò davanti a un grande parcheggio di un campo sportivo. Non ci volle tanto che ci abbracciammo per poi baciarci subito dopo.
I suoi baci sapevano di miele ed erano di una morbidezza stravolgente. Si allungò tra i due sedili, accoccolandosi su di me, distendendo le gambe verso l’altra portiera. Dopo qualche coccola, incuriosito dai seni pieni e armoniosi della foto, infilai una mano sotto il bordo del suo cardigan e, poco alla volta, iniziai a scivolare sul suo addome. In un primo momento rimase composta, tanto che pensai fosse sbagliata l’impressione iniziale che avevo avuto di lei, ipotizzando che nascondesse un’indole di fuoco; probabilmente era stato un caso quello che l’aveva spinta a chiedermi una foto senza veli. Quando però la mano proseguii l’esplorazione raggiungendo i seni palpandoli, lei d’istinto sollevò la maglia scoprendoli entrambi, roteò su un fianco e, appoggiandosi su un gomito, dopo avermi sbottonato i pantaloni, prese la mia erezione nelle mani e l’accolse nella bocca senza tanti complimenti. A occhi chiusi, e in modo sublime, iniziò a gustarmi con una dolcezza lenta e paziente che rendeva le sue labbra le uniche di in grado di eseguire quell’arte con una maestria indefinibile. L’immagine che avevo davanti era una diapositiva surreale che provai a congelare per tener vivo il ricordo di quell’esperienza che avrei rivissuto un milione di volte. Pensai che di lì a poco avrei raggiunto l’apice del piacere, ma con un colpo di reni si alzò, si abbasso i pantaloni e le mutandine fino alle caviglie e, dopo aver spalancato le gambe, prese a masturbarsi ansimando a più non posso. Non potevo credere che quella ragazza bizzarra, dallo sguardo dolce e stralunato, potesse essere anche tanto intraprendente. Con una mano accompagnai il suo movimento, mentre con l’altra continuavo a palparle i seni. Quando la vidi aumentare il ritmo della mano e la sentii gemere, sfilai le dita umide che avevo tenuto dentro di lei per tutto il tempo e gliele infilai in bocca. Le succhiò avida, mentre si liberava fremendo in una breve sequenza di sussulti che provò a soffocare, respirando forte con la bocca aperta sul mio petto che godeva di quel fiato caldo e smanioso. Dopo essersi lasciata andare alla stanchezza, restando immobile qualche istante, mi riprese nella bocca facendomi di nuovo andare in estasi. Godetti alla vista di quel corpo svestito che aveva goduto per mano della nostra complicità, tanto che a quel pensiero, oltre che al ricamo della mutandina nera che spiccava sulla pelle chiara, esplosi anch’io.
Ovviamente, Rosalba mi disse che non era solita fare certe cose la prima sera, che il suo desiderio irrefrenabile era stato provocato dall’MMS che gli avevo mandato perché, in un certo senso, l’aveva già fatta scaldare. Con la mia promessa di rivederci nella casa estiva dei miei genitori quanto prima, lei ricambiò con la sua in cui mi assicurava che per quell’occasione si sarebbe resa femminile il più possibile.
I giorni dopo la nostra conversazione proseguì come se quell’incontro non ci fosse stato, come se ciò che avevamo vissuto fosse scontato. Inoltre, ripiombò nella solita apatia. La mia speranza si focalizzò sul nuovo incontro.

Solo due settimane dopo, riuscimmo a trovare un accordo per rivederci e, poiché le nostre città non erano ben collegate, le dissi che sarei andato io a prenderla. Dopotutto abitava solo a un’ora e mezza da me! E il ritorno verso casa al mare, in sua compagnia, sarebbe volato. L’idea che a casa avremmo avuto tutto il tempo e lo spazio necessari per toglierci ogni sfizio mi rese irrequieto, tanto che le proposi di vederci presto. Lei, contro ogni aspettativa, accettò senza batter ciglio. Di solito quando proponevo un incontro al mattino, l’altra persona non si rendeva disponibile prima di metà mattina, perché il sonno, il più delle volte, ha la priorità su tutto. Con Rosy ci demmo appuntamento alle sei e mezza.

Con la trepidazione di vederla mi svegliai poco prima delle quattro del mattino. Le inviai un sms dicendole quanto fossi ansioso di vederla. Non mi aspettavo che la risposta arrivasse prima di due ore, ma il telefono trillò all’istante; si era svegliata da poco ed anche lei era ansiosa. A quel pensiero le era venuta voglia di toccarsi, ma la pregai di non farlo e contenere la voglia; pazientare fino a quando ci saremmo visti. Fu d’accordo, ma continuammo a scambiarci sms fino alla mia partenza e anche oltre, per tutta la durata del viaggio che feci per arrivare da lei. Quando la vidi uscire dal portone, notai che indossava un jeans cargo. Alla domanda che le feci sgranando gli occhi, mi rispose mostrandomi lo zaino: «Mi cambio in macchina, non potevo mica uscire di casa vestita in quel modo. I miei mi sarebbero insospettiti». Si era seduta sul sedile di dietro e, usciti dal paese, aveva iniziato a cambiarsi. Mi convinsi a non sbirciare nello specchietto perché avrei voluto ritrovarmi all’improvviso davanti a una Rosy totalmente diversa. Non avevo dovuto neanche fermarmi perché era agile ed era tornata a sedersi davanti, sgusciando tra i sedili. Che sogno! Il fisico, di un’armonia disarmante, veniva esaltato dagli stivali che tracciavano il profilo dei suoi polpacci, fino a sotto il ginocchio. La gonna sbarazzina, grigia a quadri, spiccava sulle autoreggenti chiare di cui, a fatica, riuscivano a coprire la balza ricamata. Le chiesi di allargare le gambe per mostrarmi il resto. Indossava delle micro mutandine ornate con una catenina dorata. Le spiegai che avemmo dovuto correggere qualche particolare, perché ero contrario a cose troppo stravaganti. Nel dolce sorriso si mostrò comprensiva, contenta di quella osservazione in cui mi ero mostrato sincero. Mi promise che poco alla volta avremmo aggiustato tutto, perché la rendeva felice l’idea di piacermi. Di tanto in tanto la toccavo così come lei stuzzicava me, ma ci contenemmo fino ad arrivare a casa.

Oltrepassata la soglia, e chiusa la porta alle nostre spalle, ci baciammo con una passione sfrenata. A Rosy piaceva farsi ammirare e non si scandalizzò quando mi vide prendere la fotocamera digitale. In principio parve in imbarazzo, ma subito si sciolse stando al gioco, facendosi ritrarre in pose provocanti. Se era bella! Quando non potei più trattenermi, la spinsi sul divano. Non le diedi neanche il tempo di fare il suo dovere perché in pochi istanti ero dentro di lei. Aveva il viso estasiato, e la foga con cui mi afferrava, nonostante le fossi già dentro, il suo aggrapparsi con le unghie alle natiche e tirarmi a sé, ci fecero perdere il controllo. In un eccesso di foga si lasciò sfuggire: «Dimmi puttana!»
Quando mi fermai vidi il suo viso provato dall’imbarazzo.
Provò a spiegarmi, ma prima che riuscisse a parlare, misi il dito davanti al naso.
Gli occhioni verdi si bagnarono e fui così intenerito che mi distesi su di lei e facemmo l’amore nel modo più dolce che ricordi. Lei si lasciò amare, cercando le parole migliori per scusarsi. Farlo con quella dolcezza era ancora più bello, soprattutto perché fu grazie a quello sfogo che iniziammo a parlarci. Le dissi che al contrario di quello che pensava mi era piaciuto il suo essersi liberata con quell’istinto; il non avermi nascosto quella parte volgare che aveva avuto il sopravvento. Che mi piaceva fare l’amore con entrambe le donne che abitavano in lei.
Si disse disposta a sperimentare qualsiasi situazione, persino un rapporto a tre con un’altra donna. Non aveva limiti e la sua predisposizione al sesso, assieme a quell’atteggiamento di perbenismo indefinito, la rendevano una persona altamente desiderabile. I progetti che ci promettemmo di realizzare erano conditi di ogni essenza. Dopo aver fatto l’amore, con la fotocamera ci ritraemmo durante un bacio; mentre lei era sopra di me con i seni che penzolavano nella mia direzione; durante una nuova penetrazione, perché mettemmo in piedi posizioni assurde e lo facemmo più volte durante l’arco della giornata. La riportai a casa che era già sera.
Con le note di Renato Zero che facevano da colonna sonora a quel viaggio, ci tenemmo per mano per tutto il tempo. Mentre guardava fuori dal finestrino la guardai. Com’era bella… E quella bellezza non era dovuta al suo abbigliamento succinto, perché aveva di nuovo i cargo e quella sua semplicità le conferiva un nonsoché di magico.

Rosy non mi è rimasta nel cuore per le sue prestazioni erotiche, quanto per l’intraprendenza e la predisposizione che aveva nell’ascoltare i desideri del suo compagno. Aveva buon gusto nel vestire, ma se sono rimasto così legato a quel ricordo, è soprattutto perché avevamo scoperto di essere molto simili per gli stimoli mattutini. Da quel giorno pianificammo risvegli alle due, alle tre di notte per fare l’amore anche senza stare vicini, e a lei non pesava affatto.

Anche se non lo disse, credo mi amasse. Lo scoprii con il tempo, accorgendomi di atteggiamenti ambigui che non ebbi la capacità di valutare all’istante. Avevo scoperto di avere un’intesa perfetta con lei, ma non mi era bastata a innamorarmi. Non ero ancora abbastanza distaccato da Ingrid a cui continuavo a pensare, oltre che amare più di ogni altra cosa al mondo.
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